L’illusionniste

Anni 50’. Un illusionista di fama si trova nel bel mezzo del cambiamento di un’epoca. Si accorgerà pian piano di non interessare più al grande pubblico e dovrà lasciare il passo alle nuove forme d’intrattenimento, come le giovani Rock band. Per vivere sarà costretto a esibirsi in posti sempre più disagiati e angusti.In uno di questi, un pub in uno sperduto paesino scozzese, incontrerà una ragazzina che rimarrà affascinata dalle sue magie, credendolo un vero mago. Tanto che lo seguirà nel suo viaggio.

Il regista francese Sylvain Chomet (già autore del notevole e visionario Appuntamento a Belleville) realizza un film d’animazione”classico” con pochissima computer grafica. Un film moderno dove la parola ha poca importanza, tanto che talvolta i dialoghi si riducono ad un “blablabla”. Le parole sono inutili, ci pensano la mimica, i colori autunnali, la musica e un’animazione di gran classe a raccontare la storia del cambiamento di un’epoca, il vecchio e talvolta romantico che passa la mano al rumoroso e fracassone nuovo. L’illusionista e la sua giovane amica, ci porteranno a seguire una storia d’amore platonica, romantica e impossibile. Triste metafora della crescita e conseguente perdita delle illusioni. Sullo sfondo paesaggi come quadri di pastello, clown tristi sulla via del tramonto e un mondo nuovo che avanza. Un’opera poetica e melanconica, indirizzata a un pubblico maturo, alla ricerca di qualcosa che solletichi l’animo. Preparate i fazzoletti. Consigliato.

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