The Zen Circus


Andate tutti affanculo. Con un titolo così chiaro negli intenti, i “The Zen Circus”, terzetto toscano, attivo da ormai 10 anni fa il grande passo dalla lingua di Albione a quella di Dante. Un fanculo intriso di malinconia e malessere, che il trio manda, con un sorriso amaro, alla propria generazione che si è lasciata “fregare dai nati vincenti, dal navigatore, dalla macchina nuova e dal suo fetore”, senza quello snobismo di un certo cantautorato, ma con una genuina e amara fierezza di esserne parte. Il suono della band mischia pop, folk, noise. Le chitarre acustiche sono sempre in primo piano e in alcuni pezzi ricordano le canzoni ascoltate da ragazzini in chiesa e riescono a farci tornare bambini, seduti sulle panche a fissare un’icona, in cui si credeva e di colpo ritrovarsi “vecchi senza esperienza” a cantare a squarciagola “Vivere male, vivere tutti per nostro Signore dei compromessi”. E’ il forte contrasto, tra testi cinici e la musica leggera, a creare un’alchimia originale, fieramente punk, a dimostrazione del fatto che per fare rock di grande impatto, non serve far casino. Infine segnalo la bellissima traccia finale “Canzone di Natale”. Una “preghiera”, da parte di un giovane tossico, a Dio e al suo personale Babbo Natale, uno spacciatore tunisino. Il pezzo racchiude, con amara ironia, il mal di vivere di una generazione. “Fa che nonna mi abbia regalato i contanti e non il solito paio di guanti…”.

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