[Rece] Il Teatro degli Orrori

E’ passato un po’ di tempo dall’acquisto di un cd, un po’ per il prezzo e un po’ per l’avvento del mp3, ma sopratutto per lo scarso valore musicale delle proposte odierne. Canzoni fatte con lo stampino per le radio, incapaci di trasmettere sensazioni nuove. Poi un giorno mi sono ritrovato ad ascoltare “Dell’impero delle Tenebre” primo lavoro de Il Teatro degli Orrori, band formatasi nel 2005 su idea del leader Pierpaolo Capovilla, con Gionata Mirai – chitarra, voce, Francesco Valente – batteria, Giulio Ragno Favero – basso, chitarra, voce.

Come loro stessi affermano, la band è stata formata per suonare una musica potente ma intrigante, violenta ma dai contenuti romantici, ignorante ma colta… I nostri eroi hanno centrato pienamente l’obiettivo. Proponendoci un rock alternativo che prende ispirazione dagli Scratch Acid, Jesus Lizard, Birthday Party e dalla tradizione cantautorale italiana, da De Gregori a De Andrè, fino a Celentano. Creando un suono inedito, aspro, difficile, che ascolto dopo ascolto, grazie anche a un cantato in italiano e testi poetici e profondi riesce ad ammaliarci e farci ricordare la potenza e bellezza della musica, che oltre a intrattenere e in grado di farci riflettere. Musica non per i piedi. Musica per il cervello. Nel secondo lavoro “A sangue Freddo”, uscito nel 2009, i nostri sfornano un album, con suoni più Pop. Se il primo lavoro era un viaggio tra orrore, amore e follia, qui troviamo una forte accusa contro la società odierna. Ne sono esempio brani come il terzo mondo, E’ colpa mia, o la bella Title track A sangue Freddo, nella quale è raccontata la storia di Ken Saro Wiwa, poeta nigeriano impiccato per il suo lavoro a favore del popolo contro le multinazionali del petrolio. Trova spazio anche una rivisitazione in chiave rock del Padre Nostro e addirittura un poema di Majakowskij. Per concludere consiglio vivamente di vederli dal vivo. Li ho visti esibirsi al Wake up di Pescara, stracolmo di gente. Capovilla è un leader con un carisma tale da far venire i brividi. Non da meno sono gli altri membri del gruppo, perfettamente calati nei rispettivi ruoli, suonano perfettamente e si muovono sul palco come in un recital, creando uno spettacolo, che scavalca i confini del concerto rock trasformandolo in teatro di denuncia, di poesia, d’orrore.

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