Avevo 16 appena…

 

Oggi voglio parlarvi del mio incontro con un personaggio del mondo dei fumetti. Un bel giorno ero nell’unica (sigh!) edicola del mio paese, per comprare l’ultimo numero di C.V.G (mitica rivista di videogiochi) mentre spulciavo nel minuscolo angolo dedicato alle riviste per  ragazzi, l’occhio mi cadde su un fumetto della Bonelli. Era il numero 66 di Dylan Dog intitolato “Partita con la morte” (Era l’anno del signore 1992 😦 ).

 

Ogni volta che ricapitavo in edicola, lo vedevo, infilato tra un Topolino e un Tex e mi veniva voglia di comprarlo. Aveva quell’aurea da fumetto proibito ed ero un po’ intimorito nel riportarlo a casa. Un bel pomeriggio, mi feci coraggio, abbandonai lo studio e sotto l’influenza di una forza mistica lo acquistati. Nascondendolo dalla vista dei miei genitori per un bel pezzo come il peggiore dei pornazzi. 🙂

Quell’albo mi fece conoscere e innamorare di uno dei personaggi cult del fumetto italiano, Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo, accompagnato dal fido Groucho, l’ispettore Bloch, la bellissima Morgana ,il diabolico Axarabas e le tante ragazze che Dyd si strombazzava mensilmente (che invidia grrrr!) .

La creatura di Tiziano Sclavi, durante gli anni ‘90 visse un periodo d’oro, con tirature da paura, gadget di tutti i tipi, improbabili incontri fumettistici(Baglioni – Dylan Dog arghhhh! Ho ancora la rivista celata in soffitta) ricordo persino un concertone del 1°maggio con il faccione di Dylan.

Alcuni degli albi usciti in quel periodo sono capolavori, grazie ad una sceneggiatura accurata, tante citazioni e disegnatori bravissimi. Uno dei miei preferiti era e rimane C.Roi, con quelle vignette impregnate di nero, riusciva a trasmettere un malessere fuori dal comune.

Imperdibile era l’appuntamento annuale con l’almanacco della paura con le novità del cinema horror e i bellissimi dossier sul paranormale, quest’ultimi accompagnarono tante notti d’estate, in cui mi divertivo a spaventare i miei amici con le leggende che vi leggevo.

Un esempio della bravura di Roi

La giusta alchimia tra orrore , amore, odio , pazzia e umorismo fecero di Dyd il mio fumetto preferito per oltre un decennio.

Dopo il numero 100 (albo a detta dello stesso Sclavi, conclusivo della saga) continuai a comprarlo , ma dopo alcune uscite non propriamente all’altezza del nome che portava, decisi di dirgli addio. La struttura cominciava a mostrare la corda e forse anche a causa dell’obbligatoria uscita mensile e la fossalizzazione dello standard bonelliano, incapace di evolversi e seguire i tempi, alcuni albi toccarono punte di bruttura mai viste prima. Avevo voglia di provare qualcosa di nuovo, nel frattempo mi buttai su altri personaggi Bonelli, Nathan Never, Dampyr, more of the same…

Poi un bel giorno trovai due manga in edicola s’intitolavano Alita e Berserk. Ma questa è un altra storia.

Tutto questo scrivere su Dylan, mi ha fatto tornare la voglia di vedere come sta…chissà che uno di questi giorni non mi ritrovi  a  suonare il campanello (urlante) al n°7 di Craven road.

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