[Rece] Il Teatro Degli Orrori “Il Mondo Nuovo”

Il Teatro degli Orrori

“Il mondo nuovo”

edito da La Tempesta Dischi

Gennaio 2012

16 tracks

 

 

 

 

Torna la band capitanata da Pierpaolo Capovilla, torna con un album carico di aspettative, un album che parla d’immigrazione, amore e grigia quotidianità.  Infilato il cd nel lettore veniamo colpiti dalla scarica di puro Rock  di “Rivendico“, intro di batteria e un basso metallico ci aprono le porte del mondo nuovo, ritroviamo piacevolmente le stesse sonorità del precendente album A sangue Freddo” . Nel quartetto iniziale ci godiamo il rock noise a cui la band ci ha piacevolmente abituato, un mix riuscito di melanconico romanticismo e impetuosa rabbia. 

“Io non vedo l’ora di abbraciarti ancora fino a farti mancare il respiro…” (Track 3  “Non vedo l’ora”)

Con “Gli stati uniti D’africa” c è un netto cambio di rotta, ritmi tribali, melodie etniche, che lasciano interdetto l’ascoltatore più tradizionalista (come il sottoscritto) stessa cosa dicasi per il brano elettronico “Cuore d’oceano” con Caparezza,  sonorità curiose ma non pienamente riuscite, scivolo avanti e iniziamo un viaggio nella parte più intimista del mondo nuovo, nelle canzoni prevale la forte e abile natura di narratore di Capovilla. Raccontare una storia anche a scapito della melodia, creando un “fastidioso piacere” nell’orecchio dell’ascoltatore più smaliziato.

“Per le strade di Baghdad ho ammazzato un bambino e gli ho sparato un caricatore intero…Gesu’ Cristo sceso dalla croce maledirmi in inglese…(track 6 “Clevland – Baghdad”)

Mentre la musica si fa sempre più melanconica, scorrono i visi di Ion, Nicolaj, Pablo, Doris migranti che hanno lasciato il loro paese, dimenticando la propria storia, trovando la morte per un lavoro che spacca la schiena e l’anima.

“Doris canta una canzone che sembra una bandiera…tu non ci crederai ma quando canta Doris avvengono i miracoli…” (track 14 “Doris”)

Mentre scorrone le note lievi della conclusiva  “Vivere e Morire a Treviso” mi ritrovo amaramente a riflettere su cosa siamo diventati, persi in questa società operosa e perbene, non abbiamo neanche più il tempo per fermarci a guardar le stelle.

“…il cielo di stelle è forse l’ultima cosa bella che ci rimane…dentro di te c’è cosi tanto amore da rifare il mondo intero” (track 16 “Vivere e Morire a Treviso”)

Un album non privo di imperfezioni, che richiede attenzione da parte dell’ascoltatore prima di essere compreso e amato. Consigliato.

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