Avevamo 16 anni appena:

Il primo videogioco non si scorda mai.

A trentatré anni suonati ho ancora un’insana passione per i videogiochi.

Al dire il vero con il passare del tempo sono diventato molto selettivo e il tempo dedicato all’arte videoludica si è ristretta a un paio d’ore nel weekend. Facendo un salto indietro nel tempo ricordo esattamente la prima volta che incontrai un cabinato.

Ero da mia nonna, un’estate in bianco e nero di oltre vent’anni fa.

Il  jukebox  gracchiava le hit del periodo, una nebbia di fumo aleggiava nel locale e io con occhi ricolmi di curiosità guardavo per la prima volta i “grandi” giocare con “il gioco” comparso nel bar di fronte casa dei miei nonni.

Quel gioco era Wonder Boy.

wonder-boy

Il protagonista era un giovane primitivo armato d’ascia e skate board alla ricerca della sua Bella rapita dal cattivo stregone.

Passavo la maggior parte del tempo infilato nel bar a guardare i “grandi” giocare, facendo il tifo per vedere il Boss di fine livello, che si presentava con una differente testa di mostro o animale, la quale alla sua sconfitta cadeva e si trasformava in un oggetto magico…

Wonder_Boy

Naturalmente ero una schiappa, ricordo che a malapena superavo i primi livelli, cosa naturale visto l’abnorme difficoltà del gioco, ( ho provato a rigiocarlo in questi giorni e vi assicuro che era una vera macchina mangiasoldi!).

Wonder Boy poteva essere equiparato alla prima cotta, ma con la comparsa di Double Dragon nell’altro bar del paese,  apro parentesi, il proprietario somigliava a un Rospo di Ranatan, per la precisione questo:

Ranatan

Lo vuoi la gelataaa?

e aveva il brutto vizio di leccare le scolature del gelato sfuso, prima di consegnarcelo, …so’ cose che segnano per sempre, chiusa parentesi, scoppiò il vero Amore.

double dragon

I protagonisti erano due fratelli Billy e Jimmy, maestri di arti marziali. In una New York post atomica dovevano salvare l’amica Marian da una gang di criminali a suon di cazzotti e calci volanti. Eravamo nel periodo in cui Ken il Guerriero spopolava in Tv, figuratevi la possibilità di menare le mani come il nostro eroe come poteva essere accolta.

Delirio e milioni di monetine buttate nel cesso.

Da li in poi, fu una continua discesa verso nuove forme di rincoglionimento, anno dopo anno, passando per Final Fight (naturale evoluzione di Double Dragon) fino all’orgasmo videoludico di quel gran pezzo di videogioco chiamato Street Fighter 2.

street_fighter_ii_snes_hadoken

Avvinghiati a decine intorno al cabinato, come un alieno poliforme,  grondavamo litri di sudore osservando il giocatore di turno intento nel spaccarsi letteralmente le mani nel cercare di fare palle di fuoco e altre super mosse improbabili mentre le ragazze ci guardavano disgustate, chiedendosi cosa avesse quell’aggeggio in più di loro…

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