[Rece] Venere privata

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Tempo fa vi ho parlato del mio incontro con Scerbanenco e il Duca, oggi in questa giornata pasquale trovo finalmente il tempo, mentre cerco di digerire l’abbondante pranzo, per scrivere due righe sul libro che vide la nascita letteraria, nel lontano 1966, del Duca Lamberti e sopratutto diede il LA ad uno stile che è stato rinominato con il tempo “Giallo alla Scerbanenco”.

 VENERE PRIVATA.

Descrivere le sensazioni che provoca leggere Scerbanenco non è facile, sopratutto per un ominide come il sottoscritto, che ha fatto e farà a cazzotti con l’italica lingua per il resto della sua vita. Proviamoci.

Innanzitutto dimenticate i gialli moderni, qui non abbiamo a che fare con machiavelliani killer, bensì il male dei gialli alla Scerbaneco è l’inevitabile, implacabile grigiore dell’animo umano, in una città, Milano, immobile, che osserva, indifferente, viscidi insetti, succhiare, sfruttare, consumare, violentare, deturpare, la vita, il corpo di donne, bellissime, simili a dee, mentre la società continua a godersi la bella vita, persa nel consumismo, troppo occupata a conservare il proprio piccolo orticello per occuparsi di prostitute e sfruttatori, mentre Duca Lamberti,un ex medico e investigatore “per caso” insiste, non si arrende, conscio che per quanto il prezzo da pagare sarà salato, ne sara’ comunque valsa la pena.

” Più ne schiacci e più ce ne sono. E va bene, tenerezza mia, ma forse bisogna schiacciarli lo stesso.”

In Venere Privata abbiamo una trama lineare, quasi banale, come la vita reale, dove dietro la banalità si nasconde l’orrore quotidiano, dove il bene non sempre trionfa, ma sopravvive pagando un prezzo salato, dove il male per quanto lo schiacci con forza, continua a sgusciare, moltiplicarsi, come scarafaggi.

Nel romanzo d’esordio del Duca, troviamo lo stile che renderà grande Scerbanenco, senza fronzoli, diretto come un pugno in viso, e sopratutto le “sue donne”, le vere co-protagoniste del libro, mai semplici vittime senza volontà, ma personaggi completi, insicuri, intelligenti, forti, determinati e dotate di una bellezza quasi eterea, pronte a soffrire e sacrificarsi per ideali o amore.

Un romanzo nero, reale, dove la speranza e il bene sono solo un lieve sollievo sull’orrore della quotidiana realtà.

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